POLINESIA FRANCESE - BORA BORA, RANGIROA, MANIHI

Il nostro viaggio (in due) in Polinesia

Dopo un’attesa sembrata infinita, il 14 agosto finalmente arriva la fatidica data. Si parte. 
La partenza dell’aereo è fissata per le 7 e 05. La prima tratta è effettuata da Alitalia fino a Parigi. Sulla condizione dei voli Alitalia è meglio sorvolare. La seconda e terza tratta, Parigi-Los angeles e Los angeles-Papeete è invece effettuata da Air tahiti nui, che si rivelerà essere un vettore affidabile e dotato di aerei davvero confortevoli. Buona la distanza tra i sedili, i quali hanno tutti un proprio schermo sul quale si può scegliere tra diversi giochi e un discreto numero di film in inglese o francese. 
Dopo un volo di 21 ore e aggiungendo uno scalo a Los Angeles di circa un’ora e mezza, in cui siamo stati fatti accomodare in una stanza transito-congelatore, arriviamo a Papeete alle 23 di sera.
L’aria è calda e afosa, e ad attenderci allo sbarco dall’aereo c’è un gruppo di musicanti polinesiani davvero carini. Eravamo così stanchi che non abbiamo avuto la forza di fotografarli!!!!!
Immediatamente veniamo trasferiti al nostro albergo dove passiamo la notte in attesa di prendere il volo che ci porti “veramente” in Polinesia. A Bora Bora.

 

BORA BORA
L’aeroporto di Bora Bora è situato su un motu (isolotto), è poco più che una capanna e praticamente fa da collegamento tra l’aereo e “l’imbarcadero”dove ci sono i traghetti che il visitatore deve prendere obbligatoriamente per recarsi al proprio hotel, infatti non ci sono alberghi sul motu (isolotto) dove c’è l’aeroporto.
Ad attenderci all’imbarco dei traghetti c’era quello che, dalle descrizioni dei cataloghi e dai commenti di alcuni utenti di altri forum, doveva essere il lussuoso yacht del Bora Bora Lagoon resort & SPA. In realtà un grosso catamarano curato ma nient’affatto lussuoso.
In dieci minuti l’imbarcazione ci porta sul motu Topua dove sono ubicati oltre al Bora Bora Lagoon, dove soggiorneremo anche il Bora Bora Nui. I colori che possiamo ammirare dall’imbarcazione racchiudono tutte le sfumature del blu. Affascinati dallo spettacolo a cui abbiamo assistito scendiamo ancora in estasi sul pontile dell’albergo.
Ci viene offerta una bevanda rinfrescante e ci viene detto che purtroppo la nostra camera non era ancora pronta ma ci veniva messa a disposizione una transit room. Voi direte: Che sfortuna!!! E invece no! Quella è stata proprio una grossa fortuna. Infatti proprio nella transit room abbiamo conosciuto due simpaticissimi ragazzi, assolutamente mai banali (loro sanno a cosa mi riferisco), che ci hanno fatto compagnia per tutta la nostra permanenza a Bora Bora, e ai quali noi abbiamo rovinato l’intimità della luna di miele ;-)!
Ovviamente abbiamo sfruttato la transit room fin da subito per poterci cambiare e andarci a fare un bel bagnetto. E qui arriva la prima “sorpresa”: l’acqua per noi è freddina. Ovviamente gli altri ragazzi ci hanno preso per matti, d’altra parte loro non sono mai stati alle Maldive!!!
Dopo il bagnetto abbiamo mangiato qualcosa e ci siamo fiondati in camera, che nel frattempo, ci avevano fatto sapere, era stata preparata.
Devo dire che siamo stati molto fortunati. La nostra camera era la 122 e, oltre a essere enorme e dotata di ogni comfort (televisore, lettore di dvd) come tutte le altre, era in una splendida posizione. Avevamo infatti la vista sulla laguna; cosa non da trascurare, visto che sono pochissimi i bungalow senza la vista sugli overwater.

L’albergo [FOTO] è un albergo curato e dispone di mille “amenities”: tavolo da biliardo, sala dei giochi, tavolo da ping pong, campi da tennis, palestra, sala internet. L’unico difetto, come già detto e che è, ahimè, comune a molti alberghi di Bora Bora sono i troppi OW.
Da questo albergo inoltre è possibile prendere ad ore prefissate (ogni ora) una barca che in cinque minuti di tragitto ti porta gratuitamente al villaggio di Vaitape. E ovviamente ti riporta anche indietro. 

L’ISOLA
Tenterò di descrivervi l’isola di Bora Bora per come l’ho vissuta (e non solo vista). 
Ho sentito dire sui vari forum che frequento che di Bora Bora si può fare a meno perché troppo turistica. Smentisco categoricamente questa affermazione. Bora Bora ha molto da offrire. Premetto che tutte le mie considerazioni sono basate sul fatto che nel mio itinerario Bora Bora fosse l’unica “isola alta” [FOTO].

La bellezza dell’isola è proprio data da questa sua caratteristica. Infatti alle escursioni di mare in quest’isola si possono aggiungere alcune interessanti gite a terra. 
Affittando una macchina, uno scooter o una bicicletta (per i più atletici) si può fare tutto il periplo dell’isola, oppure, con un tour organizzato si possono visitare dei siti panoramici dai quali si può godere dei mille colori della natura dell’isola. Quello che è certo è che per gustare a pieno quello che questo atollo ha da offrire bisogna uscire dalla dimensione dall’albergo.
A questo punto mi sembra il tempo di scrivervi di queste escursioni:
 

GITA IN FUORISTRADA
La gita comincia con il trasferimento verso il paese di Vaitape da cui partono tutte le escursioni, terrestri e non. 
Una volta arrivati lì si aspetta qualche minuto e un fuoristrada con bene in vista la scritta “bora bora safari” ti carica sul cassone posteriore e, dopo avere recuperato altri “gitanti” si avventura per un tratto sulla costa per poi inerpicarsi all’interno dell’isola. L’autista davvero simpatico e preparato ti accompagna nei punti più “storici” e panoramici. La strada litoranea è comoda ma appena ci si inerpica su per la montagna il discorso cambia. E parecchio. Le strade sono delle mulattiere, molto pendenti e non asfaltate, se aggiungiamo che l’autista è un pazzo scatenato, l’effetto mal di mare è garantito. Così come il divertimento.
La prima tappa del tour ci porta su uno spiazzo panoramico davvero molto bello [FOTO], situato proprio sopra il paese di Vaitape. In questo sito si trova anche la boutique di un’artista che dipinge i parei dove fare ottimi acquisti e soprattutto made in Polinesia. Infatti la maggior parte dei parei  che troverete nei negozietti sono fatti in Indonesia.

La seconda tappa, attraverso una strada da paura, ci porta nel sito dove si trovano due degli otto cannoni installati dagli americani durante la seconda guerra mondiale. Anche da qui si ha una vista mozzafiato sul motu Topua dove si trovano il Lagoon e il Nui e sul Pearl Beach Resort. I colori sono incredibili. 

Al rientro si fa tappa ad una fabbrica di perle [FOTO], con spiegazione del processo produttivo e possibilità di acquisti. 

GITA AL LAGOONARIUM
Nonostante il titolo della gita, questo tour è davvero completo. La partenza della gita avviene sempre da Vaitape. Con un pulmann davvero singolare, niente più di un camion con un cassone traforato sul retro dove si trovano due panche lungo i lati e una panca nel mezzo, si raggiunge l’altro lato dell’isola. Spazio per le gambe su questi autobus a pieno carico? Zero. Ci si sente un po’ come animali che si dirigono al macello.
Una volta arrivati, dopo un numero infinito di soste per raccogliere gli ospiti degli alberghi che si trovano sull’isola principale, ci si imbarca su un grosso motoscafo e si parte per una gita dentro la laguna.
Prima tappa: Shark and ray feeding [FOTO]. Si da il cibo a squali e TRIGONI. Tutti vi diranno di aver dato da mangiare alle razze. Non è vero.
Arrivati in un punto preciso della laguna si scende nell’acqua alta poco più di un metro e attaccati ad una corda si assiste al volteggiare di questi elegantissimi animali. I trigoni “addomesticati” si strusciano addirittura sui turisti. 

Seconda tappa: Snorkeling al giardino di corallo
In mezzo alla laguna in acqua alta 4-5 metri ci si tuffa su alcune formazioni coralline ricche di pesci e con una murena davvero gigante [FOTO] che, istigata con un pezzo di cibo dal capitano della barca, è uscita dal suo rifugio per mostrarsi nella sua maestosità. Sarà stata lunga due metri circa e il diametro del suo corpo era impressionante .

Terza e ultima tappa: il lagoonarium
Il lagoonarium non è altro che un tratto di laguna racchiuso da reti in cui si trovano varie vasche con differenti tipi di pesci. Tutto sommato non molto entusiasmante. Abbiamo visto le tartarughe (ma vederle dal vivo è tutt’altra cosa), gli squali e dei carangidi davvero grossi [FOTO]. Nel complesso, lo spettacolo è deludente...

 

RANGIROA 
La seconda tappa del nostro viaggio ci porta nell’atollo di Rangiroa. Questo è molto diverso da quello di Bora Bora, infatti si tratta di “un’isola bassa” . 
Niente di più di una striscia di terra di larghezza variabile tra pochi metri e qualche decina di metri e la cui elevazione massima sopra il livello del mare sarà intorno ai 2 m. 
Rangiroa è anche uno degli atolli più grandi del mondo. Attraversare la sua laguna interna da una parte all’altra percorrendo il diametro minore richiede circa 1 ora di navigazione!!
Arrivati all’aeroporto ci si accorge che nonostante Rangiroa sia piuttosto famosa a livello turistico, non conosce congestione e le strutture turistiche sono poche. L’aeroporto è separato dalla strada principale da un muretto basso e lungo il perimetro l’accesso dei mezzi di soccorso alla pista di atterraggio non è chiuso con un cancello ma con una semplice catenella!
Noi eravamo alloggiati al Kia Ora, l’unico albergo di buona categoria dell’isola che conta una decine di strutture in tutto. Il percorso tra il resort e l’aeroporto è di circa 2 km e permette di godere della peculiarità dell’isola. Si riescono a vedere, infatti, sia la laguna interna sia l’oceano aperto semplicemente girando la testa a destra e sinistra.

IL RESORT 
Il Kia Ora è un buon albergo ma è sicuramente un po’ datato. 
Le camere (beach bungalow) [FOTO] sono spaziose e confortevoli ma sicuramente avrebbero bisogno di una leggera rinfrescata generale. 
La caratteristica veramente singolare di questi bungalow è di essere degli “amplificatori di vento”. Avete capito bene. Quando si rimane all’interno del bungalow l’aria che si infiltra nelle fessure del tetto crea un effetto tornado che scompare non appena si apre la finestra che dà sul patio e si cerca di capire quale sciagura temporalesca si stia abbattendo sulla nostra testa. Spesso sembra che ci sia un vento tipo “Bora triestina” fin quando si resta all’interno del bungalow salvo accorgersi che all’esterno non c’è un filo di vento!!!!!! Mah!!!!!!
A parte questo inconveniente e il fatto che le vasche idromassaggio poste all’esterno [FOTO] dei bungalow sono pressoché inutilizzabili dal momento che la temperatura dell’acqua al loro interno è piuttosto bassa, tutto il resto devo dire che è curato e di aspetto gradevole.

Gli spazi comuni si concentrano all’ingresso del villaggio, formato da una grande tettoia in legno [FOTO], sotto la quale ci sono la reception, il banco delle attività e un paio di negozietti . 
Proseguendo dall’ingresso verso il mare si raggiungono il ristorante, il bar, la zona piscina e, un po’ discostato, il bungalow dove si effettuano i massaggi. [FOTO]
La piscina merita una menzione particolare perché affaccia direttamente sul mare e la sera assistere al tramonto “a mollo” è qualcosa di davvero spettacolare.
Il ristorante è buono ma non è molto curato nella presentazione dei piatti. Sicuramente in questo aspetto è stato il peggiore.
Il bar è costruito su una piattaforma direttamente sul mare ed è dotato di un pavimento parzialmente di vetro che permette di osservare la fauna marina che transita da quelle parti. Qualche volta si possono vedere i trigoni e dei piccoli di aquile di mare [FOTO].

LE SPIAGGE E LO SNORKELING [FOTO]
Sapevo già che la Polinesia non è certo il luogo ideale per chi cerca spiagge di sabbia finissima bianca e così non mi ha sorpreso trovare delle spiagge non molto grandi e con sabbia di pezzatura un po’ grossolana. Quella davanti al Kia Ora in particolare si poteva dividere in tre parti ben distinte. A destra della zona ristorante la spiaggia era molto piccola e formata da pezzi di corallo di dimensione notevole. 
A sinistra della zona piscina e fino al pontile degli ow era piccola in prossimità dei primi beach bungalow (1-4)  e inesistente nel tratto davanti ai beach bungalow coi numeri fino all’otto. Davanti a questi infatti è stato costruito un muretto in cemento e quindi non c’è accesso diretto al mare. Bisogna dire tuttavia che il tratto di muretto è abbastanza breve (circa 10-15 m).
Dopo il pontile degli OW invece la spiaggia si amplia ed è formata da sabbia abbastanza fine.


Mentre sulle spiagge ero preparato, non ero preparato allo spettacolo desolante che mi ha riservato lo snorkeling nella laguna di fronte al resort. I coralli di fatto sono tutti morti e i pesci che popolano la laguna sono pochi sia in quantità che in varietà. Sono presenti dei pesci farfalla, dei pesci chirurgo “grigi”, qualche idolo moresco e una quantità imbarazzante di pesci balestra titano.
Passando da Bora Bora a Rangiroa pensavo di trovare molto ma molto di più!!!
Per fare uno snorkeling decente, l’unico modo è di fare l’escursione, giornaliera e della durata di un’ora circa (ovviamente a pagamento) nella pass oceanica.
Una barca trasporta gli snorkelisti fino alla pass di Avatoru, li lascia nel punto della pass più vicino alla laguna interna e li va a riprendere verso metà della pass.
Intanto preciso che alla pass ci si può arrivare anche con la bicicletta, quindi, in linea di principio, sarebbe possibile anche fare snorkeling non guidato. Sarebbe possibile e anche da incoscienti. La corrente nella pass è così forte che ci si potrebbe trovare in mare aperto senza neanche accorgersene.

Lo spettacolo durante questo snorkeling è garantito. I coralli sono belli e colorati e ricoprono quasi interamente il fondale digradante più prossimo alla riva. Inoltre i pesci sono molti e colorati. Mi sarebbe piaciuto trovare lo stesso ambiente anche nella laguna davanti al resort, come mi capita sempre alle Maldive (anche se con coralli meno colorati)
Devo anche aggiungere che chi ha avuto esperienze subacquee è assolutamente entusiasta dello spettacolo sottomarino di Rangiroa.

LE ESCURSIONI
Le escursioni che si possono fare a Rangiroa sono molte: la laguna blu, le sabbie rosa, avvistamento dei delfini, snorkeling alla pass e altro.
Io ho fatto la prima e avrei voluto fare la seconda, ma non è stato possibile in quanto per mancanza di turisti è stata annullata. Disdetta!


La laguna blu
La gita alla laguna blu occupa quasi una giornata intera, dalle 9 del mattino alle 15,30 nel pomeriggio. Sono compresi in questa gita anche il pranzo sul motu e lo snorkeling alla pass di Avatoru. 
Il tragitto per giungere alla laguna blu richiede un ora di barca attraverso la laguna interna che, essendo molto ampia, si comporta come se fosse mare aperto. In pratica c’è il rischio che si balli parecchio (evento verificatosi al nostro ritorno).
All’arrivo lo spettacolo che si pone di fronte allo spettatore è a dir poco paradisiaco [FOTO]. Una decina di isole con una vegetazione fittissima, racchiudono un tratto di mare dai colori incredibili. Il ricordo di quelle sfumature così intense di azzurro e di verde mi emoziona ancora adesso che è passato qualche anno (anche se sembra l'altro ieri).
La laguna è popolata da decine di squaletti che nuotano vicini a riva in attesa che i turisti diano loro un po’ di cibo. Non ci sono invece altri tipi di pesci e quindi niente snorkeling, ma poco importa.
Durante la permanenza si può godersi semplicemente lo spettacolo della natura oppure si può assistere alla dimostrazione di come si realizzano vassoi, cappelli e altri oggettini con le foglie delle palme [FOTO], come si ricava il cuore commestibile della palma da cocco oppure farsi aprire un cocco fresco per berne il succo e mangiarne la morbida polpa con un cucchiaio fatto anch’esso col guscio dello stesso cocco.
Ad una certa ora l’equipaggio richiama i turisti e, sotto ad un gazebo, si pranza a base di pesce grigliato. Gli avanzi faranno parte del pasto dato agli squaletti di cui sopra.
Prima di tornare a casa si fa un po’ di shark feeding con gli squali più grandi.
Appesi a una corda legata tra due barche si assiste allo spettacolo degli squali, alcuni anche di dimensioni notevoli, che si avventano sul cibo che gli viene gettato dalla barca. Per dire la verità gli squali più grandi si limitano a “controllare” che i visitatori non disturbino il loro ambiente.
In definitiva se vi recate a Rangiroa non perdetevi questa meraviglia per niente al mondo!!!!

 

MANIHI
L’ultima tappa del nostro viaggio ci porta nell’atollo più piccolo e meno famoso dell’arcipelago Polinesiano: Manihi
In questo atollo è presente solo un resort che appartiene alla catena Pearl Beach e dall’aeroporto gli assistenti del villaggio effettuano i trasferimenti  utilizzando delle golf car. Davvero singolare. E non così strano. Infatti il resort è proprio attaccato alla pista dell’aeroporto. Il tragitto richiede non più di cinque minuti!!!
Nessun problema tuttavia di rumorosità. I voli sono molto rari.
Il Pearl Beach è un resort di buon livello con bungalow spaziosi e funzionali [FOTO]

All’interno del suo perimetro si trovano un campetto da minigolf, un campo da pallavolo e una piscina.

La caratteristica che ci ha più colpito e che era impossibile non notare, era la presenza costante giorno e notte di un forte vento, che non ci ha abbandonato neanche cinque minuti in sei giorni di permanenza sull’isola. Finchè il sole era alto non dava molto fastidio, ma quando il sole calava, portava un po’ di freddo. 

LE SPIAGGE E LO SNORKELING 
Al contrario di quello che abbiamo trovato a Rangiroa, qui esistevano delle lunghe spiagge molto ampie e di sabbia abbastanza fine e tendente al colore rosa, soprattutto in prossimità della battigia.
Lo snorkeling all’interno della laguna, purtroppo, a causa dell’acqua davvero troppo bassa, era impossibile. Per poter fare snorkeling era indispensabile gettarsi dal pontile (attrezzato per tale scopo) oltre la barriera corallina e affrontare un po’ di onde con i disagi che ne conseguono.
Comunque anche qui la varietà e la quantità dei pesci presenti non era eccezionale. Ancora una volta devo dire che secondo me le Maldive sono messe meglio.

LE ESCURSIONI
Durante la permanenza a Manihi abbiamo effettuato tre diverse gite: la gita sul motu privato, lo snorkeling sulla barriera esterna dell’atollo e la visita alla fabbrica di perle (la terza in tre tappe).

Snorkeling sulla barriera esterna
Vista l’impossibilità di praticare la mia attività preferita nella laguna del resort, ho deciso un giorno di abbandonare la mogliettina e di aderire alla proposta del resort di effettuare lo snorkeling sulla barriera esterna dell’atollo.
Il tragitto per arrivare all’esterno dell’atollo, non essendo Manihi molto grande e essendo presente una pass proprio di fronte al villaggio, dura solo cinque minuti.
La barca viene ormeggiata a una decina di metri al di fuori dell’atollo e ci si butta nel blu. L’esperienza non è consigliabile a chi non sia più che pratico. Infatti le onde e la corrente abbastanza forte che si incontra sulla via del ritorno rendono la “passeggiata” decisamente non adatta a tutti.
Devo dire che lo spettacolo è davvero notevole [FOTO]. La ricopertura di coralli (molto colorati) dei primi dieci-quindici metri di reef (quelli che si potevano vedere prima della scarpata verticale) è pari al cento per cento. Inoltre la fauna marina è ricca e varia. Lascio spazio alle immagini:

La gita sul motu privato
In assoluto questa gita è stata la più bella di tutto il viaggio (appena superiore alla gita di Rangiroa alla laguna blu).
Siamo partiti dal resort la mattina, con la barca ci siamo spostati dall’altro lato dell’atollo (E INCREDIBILE NON C’ERA VENTO!!), ci siamo fermati a pescare al bolentino e poi ci siamo diretti su un motu deserto dove ci aspettava un gazebo per un pranzo tipico polinesiano con grigliata di pesce appena pescato (da noi), polpo (pescato dal polinesiano che ci accompagnava) e poisson cru (salato con acqua di mare). Devo dire che nella semplicità era tutto notevole!
Appena arrivati sul posto siamo stati rapiti dai colori fantastici e dall’arrivo di moltissime remore [FOTO] (che personalmente non avevo mai visto)
In questo sito la fauna marina era abbastanza ricca, a parte le remore erano presenti anche pesci chirurgo, idoli moreschi e altri non meglio identificati.
A un certo punto il nostro accompagnatore polinesiano ci ha chiesto di seguirlo nello snorkeling senza fare rumore e questo è quello che voleva farci vedere [FOTO].
Chissà come l’avrà scovato, io ero passato di lì non più tardi di 30 secondi prima.
A questo punto consiglierei agli animalisti di tapparsi le orecchie. Fatto?? Alla griglia era eccezionale…veramente!!!!
Dopo aver fatto un po’ di snorkeling in mezzo a delle spugne di un bel colore giallo intenso e a qualche corallo e dopo aver mangiato, il nostro selvaggio accompagnatore ci ha invitato a bere del latte di cocco. Facile, direte voi, se non fosse che il latte di cocco ce lo siamo dovuti meritare aprendo il cocco con i denti!!! Devo dire che una volta capito il trucco è abbastanza semplice non fare saltare tutte le capsule!!!! 
Successivamente ci siamo spostati in un'altra parte dell’atollo per fare la caccia allo squalo, per dirla tutta più che altro perché l’accompagnatore ci teneva particolarmente, noi ce ne saremmo tornati anche all’albergo, stanchi com’eravamo, e avremmo risparmiato al povero squalo questa “umiliazione”.

Gita alla farme perliere
Durante questa gita abbiamo potuto assistere al complicato lavoro di innestare le ostriche per ottenerne le famose perle polinesiane:

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