"IL MIO LUOGO DEL CUORE IN 6 MOSSE" - VIAGGI CHE MANGI E LA BOSNIA ED ERZEGOVINA

Continua la nostra rubrica dove i blogger ci raccontano il luogo nel mondo che li ha colpiti di più, presentandolo in "6 mosse", cioè le 6 caratteristiche salienti che lo rendono speciale.

 

Oggi ospitiamo Selene, del blog "Viaggi che mangi".

Ciao a tutti e grazie Dani per l’ospitalità! Mi chiamo Selene Scinicariello, sono genovese di nascita, ma ho il sangue “misto”: mio papà è di Gaeta e mia mamma americana. La passione per i viaggi è perciò dentro di me da sempre e mi accompagna da tutta la vita.

Appena compiuti 18 anni, con i soldi risparmiati fino a quel momento, guadagnati dando volantini in centro il sabato pomeriggio, sono partita per un mese negli Stati Uniti da sola. Viaggiavo già da prima, insieme ai miei genitori, ma da quel momento non mi sono davvero più fermata!

Da marzo 2017 gestisco, insieme a Stefano, compagno di vita e di viaggi, Viaggi che mangi, blog dedicato ai viaggi di coppia e all’enogastronomia. Cibo e buon vino, infatti, sono la seconda mia passione!

VIAGGIO CHE MANGI

Ho deciso di partecipare a questa iniziativa per raccontarvi un po’ la Bosnia ed Erzegovina, Paese che ho conosciuto durante i due viaggi, della durata di quasi un mese l’uno, nei Balcani. Della Bosnia mi sono follemente innamorata e spero di ritornarci presto, nel frattempo ve la racconto “in 6 mosse”: due cibi, due città e due caratteristiche.

1. I Ćevapi

I ćevapčići sono un piatto famoso in tutti i Balcani: dalla Croazia alla Bulgaria le polpettine di carne sono una costante, nonostante cambino spesso nome e il tipo di carne con cui vengono preparate. In Bosnia sono chiamate semplicemente ćevapi e sono servite dentro al pane o sul piatto, accompagnate da una manciata di cipolline. Pare che i ćevapi bosniaci siano i migliori in assoluto di tutta la penisola balcanica. Beh, posso assicurarvi che sono davvero squisiti e che non è viaggio in Bosnia senza questa delizia per il palato.

ĆEVAPI

2. Il caffè bosniaco

Il caffè bosniaco non è una bevanda qualsiasi, è una vera e propria esperienza.

Se noi in Italia siamo abituati a bere il caffè velocemente in piedi al bancone del bar, in Bosnia si segue un vero e proprio rituale. Il momento del caffè è un momento di relax, di condivisione e di spensieratezza. Le cose negative della giornata vengono allontanate dalla mente per lasciare il posto a quattro chiacchiere in serenità.

Non a tutti il caffè bosniaco piace: è simile a quello turco, spesso, denso e con i fondi sul finale (attenzione a non berli!). Solitamente il caffè si sorseggia alternando qualche morso ad una zolletta di zucchero o al lokum, tipico dolce con il quale viene servito.

CAFFE' BOSNIANCO

3. Sarajevo

La capitale della Bosnia ed Erzegovina è una città unica, affascinante e “dolorosamente bella”, è così che l’ho definita in un post che ho scritto sul blog.

L’architettura ottomana si mescola con quella austro-ungarica donando alla città un’atmosfera particolare ed emozionante. Le culture si incontrano a Sarajevo: oriente e occidente si fondono in questa meravigliosa città. Qui il canto del muezzin si confonde con il rintocco delle campane. Bere un caffè bosniaco nella Baščaršija è un’esperienza assolutamente unica.

Sarajevo ha una storia lunga e spesso complessa che negli anni ’90 è culminata in uno degli assedi più lunghi e tragici che l’Europa ricordi. La guerra che qui ebbe luogo in quegli anni ha lasciato segni indelebili, che ancora oggi non possono lasciare indifferenti e che si incontrano ancora in città. Sarajevo non è una città facile, ma di certo è unica.

SARAJEVO

4. Mostar

Mostar è stato il mio incontro con la Bosnia ed è il luogo in cui mi sono innamorata di questo Paese.

Famosa per il ponte costruito nel XVI secolo dagli ottomani e distrutto nel 1993 durante il conflitto nei Paesi dell’ex Jugoslavia, Mostar ha in sé qualcosa di unico e magico. Insieme a Stefano siamo stati qui in pieno agosto e di giorno le strade del bazar erano davvero colme di turisti, ma la sera la maggior parte delle persone lasciava la città e le sue strade risuonavano di musiche lontane e profumavano di ćevapi.

A Mostar ho conosciuto la cordialità bosniaca, i sorrisi di persone che hanno sempre voglia di regalarti un piatto stracolmo di fichi o farti assaggiare un po’ della loro rakija, una sorta di grappa. A Mostar ho visto che le religioni e le culture possono coesistere, anche dopo una guerra terribile. A Mostar ho capito l’importanza del perdono e quella della memoria.

MOSTAR

5. Multiculturalità

La Bosnia è un Paese multiculturale, dove religioni e culture coesistono, si incontrano e si mescolano. Lo raccontano le sue strade e la sua cucina. Nonostante una guerra terribile abbia lacerato gli animi di questo Paese 25 anni fa, è emozionante vedere come moschee, chiese e sinagoghe si ergano una vicino all’altra.

Nonostante poteri più forti e odi nascosti abbiano provato a distruggerlo, questo Paese dimostra la sua innata predisposizione all’accoglienza. Oggi in Bosnia si riesce ancora a sognare un mondo diverso, senza rancori, odi e divisioni. Sicuramente la storia non è così semplice come la vedo io, gli odi sono ancora ben presenti e forse lo saranno per sempre, soprattutto fuori dai grandi centri urbani. Chi sogna un mondo migliore, però, qui può trovare un crocevia di culture che altrove è praticamente impossibile anche solo immaginare.

MULTICULTURALITA'

6. Memoria

Come ho già detto in Bosnia ho imparato l’importanza della memoria. Nelle strade di Mostar appaiono spesso scritte che dicono “Non dimenticare, ma perdona”. Il ricordo è fondamentale per un popolo che 25 anni fa ha vissuto una guerra tra le peggiori mai combattute.

A Sarajevo le rose, i buchi dei mortai colorati di rosso, sono ancora ben visibili per le strade. Se anche le istituzioni non sono sempre presenti e spesso cercano di nascondere la verità di quei giorni, i giovani si impegnano per creare una società diversa e più onesta. Tutto partendo dalla memoria e dal ricordo. Non si deve dimenticare: solo così si può andare avanti in maniera migliore. Questo l’ho imparato in Bosnia ed è il più grande insegnamento che un Paese potesse darmi.

MEMORIA

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